Da un progetto per la protezione delle greggi, condotto dal WWF a cui ARPO ha partecipato anche in collegamento al progetto “Arma Bianca”, è emerso che la miglior misura di protezione per le pecore e le capre è rappresentata da un pastore abile nel proprio lavoro, coadiuvato da buoni cani da protezione e da conduzione, in grado di tenere sotto controllo il proprio gregge e i propri animali da difesa e di radunarli in un breve lasso di tempo.

Nell’arco di quattro anni, presso 9 allevamenti si sono testati vari metodi di difesa dai grandi predatori. Poiché la lince e il lupo stanno tornando a popolare il nostro Paese, e anche l’orso in Abruzzo aquilano è ben presente, è importante trovare soluzioni che scongiurino contrasti fra gli allevatori di bestiame minuto e i grandi predatori.

Da sempre si registrano perdite di pecore e capre imputabili ai grandi carnivori. Il problema può essere risolto quasi completamente grazie all’impiego dei cani da protezione. Sebbene non sia possibile evitarli del tutto, anche i danni provocati dai lupi possono essere ampiamente ridotti con l’attuazione di misure di protezione delle greggi. Queste considerazioni sono frutto delle esperienze positive maturate in questo senso dagli allevatori che hanno partecipato al progetto pilota. L’opera si focalizza soprattutto su come tutelarsi dagli attacchi dei lupi. Il motivo: l’esperienza insegna che questi animali, per la loro tecnica di caccia, causano danni ben maggiori al bestiame minuto rispetto alle linci o agli stessi Orsi.
Non esiste alcun sistema brevettato per la protezione delle greggi. Ogni azienda rappresenta un caso a sé, non si possono fare generalizzazioni sugli allevatori di bestiame minuto o sui metodi che impiegano, inoltre gli animali da protezione hanno caratteri molto diversi. È quindi indispensabile adottare sistemi di protezione specifici a seconda della situazione, ma il pastore abruzzese ha registrato enormi successi non solo in regione ma anche quando esportato fuori regione.

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