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Il Programma di restituzione della pecora predata nasce a coronamento dell’esperienza sviluppata dai pastori con il Parco Nazionale della Majella nella gestione della coesistenza carnivori/zootecnia. L’idea è stata concordata e sottoposta all’attenzione degli allevatori, e mira fondamentalmente a ripristinare anche il potenziale produttivo dell’animale, che andrebbe perduto anche se si indennizzasse un congruo valore economico del capo abbattuto. Con questa iniziativa l’allevatore azzera il danno, e il Parco riduce sostanzialmente l’erogazione di fondi per la compensazione.
Nei casi di predazione accertata da lupo, l’allevatore riceve direttamente in azienda i capi corrispondenti, dal punto di vista della categoria commerciale, a quelli deceduti o dispersi in seguito ad eventi predatori. I capi restituiti all’allevatore sono controllati per gli aspetti sanitari, ed iscritti all’albo della razza Merinizzata Italiana, tipica dell’ovinicoltura abruzzese.
Spesso viene indennizzato l’animale predato con un valore di mercato inferiore al valore reale e senza tener presente che se l’animale fosse in stato di gravidanza, si sarebbe perso anche l’agnello e il latte che avrebbe dato alla mungitura.

La sostituzione invece del soggetto nella stessa fase di sviluppo vitale, evita tutti questi danni consequenziali, oltre al danno della predazione in se e per se, rendendo più accettabile che il pastore possa essere il garante della permanenza del lupo.

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