Questa definizione viene usata in modo improprio, per definire il cane da pastore abruzzese che, come un’ ”arma bianca” in modo estremamente efficace è in grado di scoraggiare qualunque predatore dall’aggredire il proprio gregge. ARPO ha concertato con il Parco Nazionale d’Abruzzo, un progetto per il miglioramento genetico e funzionale di questo prezioso collaboratore del pastore. Questo molosso bianco ha infatti la caratteristica di lavorare in branco, in cui i soggetti dominanti danno l’allarme all’avvicinarsi di quello che loro definiscono un possibile pericolo, e abbaiando e mostrando i denti creano una cortina a difesa del gregge, in modo tale che chiunque sia dissuaso dall’avvicinarsi ulteriormente.

Lo stesso parco nazionale ha sottoscritto il progetto, perché questi cani difficilmente arrivano alla colluttazione anche con i lupi, non mettendo per tanto a rischio la loro sopravvivenza. Normalmente il mal capitato, seppure istintivamente predatore, non rischia di assaggiare le fauci di questi grandi canidi.

ARPO ha dato vita anche a corsi di formazione degli allevatori perché il miglior cane è quello che si tiene equidistante sia dal gregge che dall’uomo. In tal senso, se non troppo vezzeggiato, l’animale impara a scegliersi un posto esterno al gregge, normalmente in posizione dominante per controllare bene il territorio circostante e non farsi distrarre da inutili convenevoli con il padrone. E’ un cane fiero, di indole incredibilmente schiva e docile. Non aggredisce mai se non molestato e sa essere anche un ottimo cane da compagnia in contesti urbani, contrariamente al pastore maremmano più irascibile e diffidente, con cui condivide, erroneamente, la classificazione ENCI come Pastore Maremmano Abruzzese.


 

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